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Collaborazione e integrazione dei processi: i fattori fondanti del BIM

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La maggiore velocità di realizzazione delle cosiddette “tavole” di progettazione, e quindi delle rappresentazioni bidimensionali (ma anche tridimensionali) degli elementi, è una delle tante prerogative del BIM ma non certo la più importante. Il vantaggio operativo si concretizza infatti nella possibilità di eseguire delle simulazioni direttamente online e sempre e comunque in formato digitale, di accelerare le fasi di controllo, di poter contare su una maggiore sicurezza nelle fasi di comparazione. Con un sistema BIM si associano tutti i dati generati dai diversi soggetti che costituiscono gli elementi dell’edificio, contenuti in librerie dedicate, e si possono facilmente integrare nel progetto virtuale.

Se inizialmente il BIM viene percepito come un costo aggiuntivo, in breve tempo viene accolto come un investimento funzionale per ottenere un’operatività più efficace ed efficiente.

Se il primo progetto dovesse risultare più macchinoso, già il secondo sembrerà più snello, più flessibile e interattivo, e si arriverà presto a produrre molto di più in meno tempo. E guadagnare giorni/lavoro in un cantiere, per le imprese di costruzione, vuol dire tanto sia in termini economici sia in termini di rispetto dei tempi di produzione.

Ad aiutare la collaborazione e l’interazione per far sì che i vari attori che insistono sul BIM possano operare presto e bene ci sono almeno due strumenti fondamentali:

  1. il Bim Execution Plan, una serie di norme e standard ai quali tutti gli operatori (architetti, impiantisti, ingegneri) del processo di devono adeguare per potersi “capire” in corso d’opera e per produrre oggetti che abbiano una loro coerenza,
  2. il LOD (Level of Detail o Level of Development) che definisce i gradi di dettaglio che dobbiamo utilizzare nei nostri modelli per poterli confrontare nei vari mondi di progettazione, e quindi architettonico, impiantistico e strutturale.

Come per tutte le nuove tecnologie, metodologie e piattaforme, anche nel caso del BIM, una volta percepite le potenzialità del sistema e compreso il linguaggio comune necessario per utilizzarlo, i clienti sono sempre più orientati a chiedere già in partenza la modellazione BIM del progetto, fino alla consegna di file nativi o IFC.

Questa, tra l’altro, è una prassi che in molti Paesi è diventata norma a livello legislativo per i contratti che riguardano le opere pubbliche. In Italia, invece, manca ancora una legislazione ad hoc che regoli o favorisca l’utilizzo del BIM anche se nel nuovo codice appalti sono recepite le direttive europee in materia.

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